Mi misi in posizione supina con le gambe in aria, Matteo appoggò la cappella sul mio buco del culo, mentre Silvia mi venne sopra con la testa e prse il mio cazzo in bocca. Il cazzo di Matteo iniziò ad entrare piano nel mio culo vergine, poi d’un colpo me lo mise tutto dentro, fino alle palle, urlai come un ossesso per il dolore. “Ti sfondo, mio bel frocione” mi disse continuando a scoparmi. Io gridavo per il dolore ed il piacere, mi sentivo come squassato e poi Silvia, anche lei super eccitata, mi stava succhiando il cazzo come mai aveva fatto prima, tanto che sborrai quasi subito. “Hai goduto, frocione” disse Matteo “ma ora sto per venire anch’io” e mi riempì l’intestino con il suo sperma.-
Quel suo racconto mi ha eccitata da morire e giunta a casa non resisto dal masturbarmi. Indosso solo una corta tunica e mi siedo eccitata sul divano.
I miei seni anche se non molto grandi sono pieni, le mie mani riescono a racchiuderli tranquillamente. Il mio sesso è un’orchidea selvaggia, bocca affamata e rifugio divino. Le mie dita entrano ed escono dal mio piacere, le porto alla bocca per assaggiarmi, le succhio inebriandomi del mio sapore.
Il mio clitoride è gonfio e lo raggiungo facilmente, lo inumidisco con i miei umori e inizio a giocarci. So bene che da sola posso raggiungere l’orgasmo velocemente, del resto nessuno mi conosce più di me stessa.
D’improvviso il suono del cellulare squarcia i miei pensieri, tristi e dolci allo stesso tempo. Sgrano gli occhi, incredula. Il suo nome compare sul display. Mi sta telefonando. Afferro di prepotenza il telefono, rispondendo quasi tremando.
Pronto? Sento la sua voce parlarmi “toccati” dice. Lascio scivolare la mia mano alla ricerca della mia passione che sgorga finalmente libera. L’ho desiderato tanto. Mi faccio largo tra i peli bagnati, cercando l’ingresso della mia voglia. “Assaggiati” mi dice “Fammi sentire come ti succhi le dita”. Passo la lingua sulle dita colme del mio sapore. Sento il suo silenzio, intento ad ascoltare il gioco della mia bocca sulle mani. “E’ come se sentissi il tuo sapore”. Mi tocco ancora, stuzzicando il clitoride che cresce sempre più. “Vieni con me tesoro mio, pizzicati, massaggiati, entra con le tue dita proprio lì, dove vorrei passare la mia lingua”. Sento la sua eccitazione, il suo bisogno di esplodere, lo percepisco nelle mie mani che mi regalano il piacere tanto atteso, lo sento nella sua voce che abbassa i toni, lo sento nel suo respiro che diventa profondo. “Vieni amore mio. Io sono lì con te. Vieni…” mentre le mie dita aumentano il ritmo fino a raggiungere il culmine del desiderio. L’orgasmo fu talmente coinvolgente e lungo da non farmi accorgere che mia figlia Isabella era lì nella stanza e mi stava fissando, sì, mi aveva vista mentre mi sditalinavo e raggiungevo l’orgasmo stando al telefono.
Non sapevo cosa dire, fu lei a dirmi, ma chi era al telefono che ti eccitava tanto? Pronta mi inventai che era Lilli. Isabella mi guardò in un modo strano, ero ancora visibilmente eccitata, e disse “Mi piacerebbe sapere cosa ti diceva, sai a lei piace toccarsi mentre parla al telefono di sesso lesbico con un altra donna, l’ha fatto anche con me, e anch’io mi sono masturbata e ho raggiunto un indicibile orgasmo”.
Quelle parole mi incuriosirono, e le chiesi: “Non mi dire che Lilli è lesbica? Sono anni che siamo amiche e mai ho avuto segnali di questo, come non avrei mai pensato di te”
“Ma mamma” esclamò Isabella “come fai a dire ciò proprio tu che che un attimo fa hai goduto con la voce di lei, secondo il tuo ragionamento sei lesbica anche tu!” Isabella mi si sedette accanto e abbracciandomi teneramente mi sussurrò “Non siamo lesbiche, ma siamo delle sensuali a cui piace il sesso sotto ogni forma, anche nel modo più perverso, solo che non riusciamo a confessarlo”.
Isabella si tolse i vestiti e tutta nuda iniziò spudoratamente ad accarezzarmi.
Fu come se lo avessimo sempre fatto. Le nostre bocche si unirono, le nostre lingue si intrecciarono, le nostre mani toccavano i seni sodi, li stringevano, pizzicavano i capezzoli irrigiditi, accarezzavano, si insinuavano negli anfratti bagnati tra le nostre gambe. Il primo orgasmo ci travolse subito, lasciandoci senza fiato. Lei fu la prima a riaversi. Scese dal volto al seno, ai capezzoli che mi sembravano infiammati, lungo il ventre, nell ombelico per poi dedicarsi alla mia fichetta smaniosa. Aprii per bene le gambe offrendomi completamente. Il piacere delle sue dita sul mio sensibilissimo clito fu indescrivibile. Mi inarcai in un altro orgasmo, violento e squassante. La dolcezza della sua bocca, della sua lingua sul mio grillettino mi riportò dolcemente a terra, poi di nuovo la sua lingua che mi penetrava, scivolava nel profondo. Me la sentivo come mi scavasse nel ventre. Fino al cervello. Ormai ero un grumo di nervi eccitati. Parlavo, gemevo, urlavo incoerentemente, sbattendo il bacino sotto la sua bocca e le sue mani. Ancora boccheggiante mi trovai la sua figa bagnata sul volto, a portata di lingua. Mi ci tuffai leccando e suchiando furiosamente, mordicchiando il grilletto rigido godendo dei suoi urletti e mugolii. Non mi accorsi di niente fino a che non sentii una fitta e allora mi resi conto che mi stava inculando con le dita. Mi abbandonai ad un urlo soffocato dalle sue cosce e venni potentemente nella sua bocca che mi succhiava il clito come una caramella. Pochi secondi e anche lei veniva strofinandosi la figa sulla mia faccia. Quel giorno doveva accadere di tutto. Non atteso rientrò mio figlio Renato che ci sorprese intente a darci piacere sul divano.
Isabella, conoscendo quanto è porco, non perse tempo e denudatolo lo fece accomodare tra noi sul divano.
Renato lasciò che la sorella gli accarezzasse il fallo con un lento movimento, Isabella quindi avvicinò la sua bocca, dapprima lo baciò dolcemente sulla punta, quindi lo leccò con la punta della lingua per tutta la sua lunghezza, infine se lo introdusse nella bocca. Io le presi la testa per accompagnare il suo movimento sul cazzo del fratello, la mia figa era fradicia, essere io a guidare il pompino incestuoso di mia figlia mi procurava repentini orgasmi, Renato mi metteva le dita in bocca dopo averle intrise nella figa della sorella facendomi assaporare il gusto dei piaceri di mia figlia. Renato fu meraviglioso nell’incularci e scoparci entrambe.
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