Da quel giorno le cose presero una strada diversa. In molti sensi.
Non si trattò più di raccontare storie da parte di Federico. E di leggere storie da parte di Ileana. Ogni incontro era finalizzato al godimento reale. La fantasia di Federico non era mai stata messa in dubbio. Quella di Ileana di risvegliò con forza.
Il loro primo compagno di giochi fu un pennarello gigante.
La questione cominciò per caso.
“Ile ti stai toccando?”
“No, lo sai che lo faccio solo quando me lo dici tu.”
Era vero, Ileana era sempre onesta in questo. Le pareva che l’eccitazione potesse salire solo se la situazione era imprevedibile. Solo se faceva sempre e soltanto quel che Federico le diceva ci sarebbe stato il gusto della sorpresa. Lui non era fisicamente vicino a lei per farle tutte quelle cose deliziose. Ma se lei avesse fatto “QUELLO” che lui voleva, “COME” lui voleva e “QUANDO” lui voleva, la situazione avrebbe avuto quel tanto di incontrollabile, da avvicinarsi abbastanza alla realtà.
A volte era terribilmente eccitata. La sua fighetta era bagnatissima, si contraeva dalla voglia di essere manipolata, strapazzata, penetrata. Ma se Federico non dava il via, lei non la toccava. E Federico, bravissimo nel capire quanto l’attesa acuisse e rendesse delizioso il gioco, la torturava facendola aspettare a lungo, e inventando sempre un modo per eccitarla ancora di più.
Quindi:
“Ile ti stai toccando?”
“No, lo sai che lo faccio solo quando me lo dici tu.”
“Allora adesso puoi toccarti. Prima le tette. Infila una mano sotto il maglioncino, e senza toglierlo fai uscire i seni. Poi riabbassa il maglioncino e fallo strusciare sui capezzoli. Com’è?”
“Pizzica.”
“Bene, è quello che volevo. Son dritti i capezzoli?”
“Si. vorrebbero essere un po’ leccati …”
“Quello non posso farlo tesoro ma avrei un’idea.”
“Dimmi” l’eccitazione di Ileana salì di colpo. Cosa avrebbe inventato stavolta?
“Vai a prendere il dentifricio.”
Ileana non fece domande. Era abituata a eseguire ordini simili, e poi credeva di aver capito le intenzioni di Federico.
“Eccolo.”
“Brava sei velocissima quando hai voglia, eh? E adesso? hai voglia?”
“Moltissima voglia, lo sai.”
“Si che lo so. D’accordo allora, hai già capito cosa voglio vero? Metti un po’ di dentifricio sulla punta di un dito e poi spalma i capezzoli. Prima uno poi l’altro.”
“Si.”
“Ma non esagerare eh golosona. Devi solo spalmare i capezzoli, non strizzarli come ti piace tanto.”
“Fatto. Che bello Fede, è fresco.”
“Non abbastanza: ora metti un dito in bocca. Succhialo bene… riempilo di saliva, come fosse un piccolo membro, come fosse il “mio” cazzo.”
“Hm così mi viene ancora più voglia, vorrei davvero prenderti in bocca.”
“E adesso, tutta quella saliva, portala sui capezzoli insieme al dentifricio, e dimmi cosa senti.”
“Oh Fede non credevo potesse essere così, è fresco e lo stesso brucia … è come avere i capezzoli nella tua bocca.”
“Simpatico il dentifricio, ti pare?”
“Oh si!”
“Allora se ti piace sui capezzoli prova ad immaginare come sarà quando fra poco te lo farò spalmare sulla patatina.
“Hmmm sisi subito Fede, subito.”
“Va bene, subito, ma ricordati le regole: puoi spalmare il dentifricio, ma evita di accarezzarti troppo.”
“Va bene, va bene, che crudele sei.”
Pur protestando, Ileana fece come le era stato detto. Prese col dito una generosa dose di dentifricio, e mentre con una mano si teneva spalancate le grandi labbra, inizio a spalmarselo all’interno, intorno alla fessura d’ingresso e poi deliziosamente sul clitoride.
La sensazione era piacevolissima, così come sui capezzoli, il dentifricio sulle tenere pareti della sua fighetta, bruciava e gelava contemporaneamente.
Federico era stanco di tanto silenzio.
“Ehi non stai esagerando con le carezze eh?”
“No, sono buona, spalmo e basta.”
“E scommetto che stavolta non ci sarà bisogno della saliva per rinfrescare di più.”
“No, sono già bagnatissima.”
“Brava, e ora dimmi … avresti voglia di sentire come funziona “dentro” il dentifricio?”
“Oh si! Posso infilare un dito??”
“Si che puoi, anzi, direi che stavolta ne puoi infilare due insieme, di colpo e senza esitazioni.”
Ileana eseguì immediatamente.
“Mi piace Fede, mi piace proprio, solo che …”
“Solo che?”
“Anche due per volta, le mie dita son poca cosa, vorrei qualcosa di più grosso!”
“Lo so bellezza, ma sono troppo lontano per accontentarti.”
“Uff.”
“Già: uff. Però credo che potresti trovare lì intorno qualcosa di meglio. Dai un’occhiata in giro.”
“Fede!”
“Si?”
“Ho trovato! C’è un bellissimo pennarellone qui, uso quello??!
“Potrebbe andare, prova a misurarlo, che diametro ha?”
“Hm, non è grandissimo, 6 cm scarsi.”
“Ma dai Ile, non è mica poco!”
“Si va bè, però, ora che lo guardo bene, ha un cappuccio … hmm … tutto zigrinato, con delle belle costole in rilievo!”
“Ok, allora vada per il pennarellone.”
“Infilo??”
“Ehi calma signorina, non ancora. Fai quel che ti dico.”
“Ok, dimmi.”
“Alzati, appoggia il pennarellone sulla sedia, con la parte zigrinata che ti piace tanto verso l’alto.”
“Si.”
“Poi appoggia sulla punta l’ingresso della tua fighetta golosa. Ma non farlo assolutamente entrare! Devi solo tenerlo in piedi.”
“Si, è difficile Fede.”
“Non riesci a farlo star dritto?”
“Oh si quello è facile, difficile è resistere a farlo entrare subito tutto.”
“Hahaha certo, ma lo sai che le cose belle son quelle difficili.”
Ileana stava facendo veramente fatica a resistere, moriva dalla voglia di sentirsi dentro quel bel cappuccio rugoso e cosparso di dentifricio e dei suoi umori.
“Fammi sedere Fede …”
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