Sono un Medico 35 enne, e durante il lavoro in uno studio della mia città, ho avuto modo di conoscere una splendida collega 51 enne single, non sposata e che fino a quel momento aveva fuggito qualsiasi rapporto con l’altro sesso per via di un blocco psicologico creatole dai genitori. Sin dal primo momento non potei fare a meno di notare delle forme generose che ella esibiva sotto un tailleur di taglio classico, che nulla toglieva alla sua prorompenza. Alle fine delle visite iniziammo una chiacchierata, che fece in modo da mettere in risalto la voglia repressa di lei
e il notevole interessamento sessuale mio nei suoi confronti che si faceva evidente sotto la patta dei miei pantaloni al solo pensiero di quella femmina matura, ma ancora paradossalmente acerba e selvaggia.
Dopo esserci salutati la cosa finì lì con la promessa che la sarei passata a trovare a casa dove viveva con l’ anziana madre.
Decisi di farle visita dopo una settimana, e dopo la presentazione con la mamma, ci mettemmo in disparte nella cucina a fare il caffè. Mentre mi fu di spalle mille pensieri mi attraversavano il cervello, con l’ intuizione che mi trovassi di fronte ad una maiala che aspettava solo qualcuno che la prendesse per il verso giusto.
Cominciai ad accarezzarle il sedere sopra il fuseau che metteva in risalto le sue forme; la sua reazione fu piacevole, nel senso che non solo gradiva quei toccamenti ma ella stessa mise una mano sulla patta per valutare la consistenza di quel pacco che si faceva sempre più voluminoso. Ci demmo appuntamento il giorno seguente, e così decisi di andare in una casetta di campagna che dista pochi Km. dalla mia città.
Si presentò in gonna e calze nere, con stivali alti al ginocchio. nell’ auto ella sollevò maliziosamente l’ orlo della gonna fino ad intravedere che si trattava di autoreggenti. Giunti a casa cominciai a baciarla e lei, ansimante di piacere, cominciò a sbuffare come un mantice. Le misi una mano sotto la gonna e scostando l’orlo delle mutandine ficcai le mie dita in quella fica in via di allagamento.
Le sollevai la gonna e la feci appoggiare ad un tavolo e presa così incominciai ad infilare il mio arnese, in quella spacca ormai fradicia dagli umori. Pochi colpi le bastarono per perdere quella residua verginità, e a scatenare due orgasmi che le facevano colare il succo fino alle cosce. Contemporaneamente le leccai il buchino del culo, e ficcai prima un dito, poi due allargandola nel viscere ormai pronto a ricevere qualcosa di più sostanzioso. Sfilato il cazzo dalla fica ormai grondante le appoggio la punta del cazzo sul buchetto del culo e piano piano inizio ad introdurre. Lei geme un po’ e si lamenta ma non si oppone. Questo mi incoraggia ad affondare di più, fino ad arrivare con la radice del cazzo a toccarle le chiappe. Iniziai a muovermi sempre più velocemente e dopo il dolore la sento godere come una cavalla dicendomi: “Si, si ancora mammamia che bello!”
Dopo 10 minuti la sistemai sul letto posizionandola prima alla pecorina, poi su un fianco per meglio accanirmi a quel pertugio non più vergine e oscenamente dilatato. L’ orgasmo si fece sentire, allagandole di sperma quel condotto che per me non aveva più misteri ormai.
Da quel giorno si presenta agli appuntamenti vestita come una zoccola: calze nere autoreggenti, slip-perizoma minuscoli che a malapena coporono quella fica che vivacemente slabbra tra i tessuti.
Scopiamo come matti, ed io puntualmente le faccio il culo con sborrata annessa, che le provoca dei piaceri superiori a riceverli in fica, come da lei confessato.
Inoltre sembra più giovane di dieci anni!
Addirittura nei giorni con le mestruazioni, mi porge il culo spontaneamente pronta a farsi inculare come se disponesse di una seconda fica! Ogni tanto corroil rischio di estrarlo dal culo sporco della sua pupu’, ma il gioco vale la candela.
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